domenica 15 settembre 2013

Storia di un muro e di quattro scarafaggi..

In un piccolo villaggio, lontano dalle grandi città e dove non succede nulla di niente se non quando arriva la stagione autunnale a portare vagonate di buoni funghi, se ne stava un muro bello grande e solido a fermare una mezza collinetta pronta lì a venire giù. Col passare degli anni quello stesso muro, sempre più stanco dalla fatica che faceva quotidianamente ma soprattutto per tutta la pioggia, la neve, la grandine ma anche per il sole, tanto sole ricevuto, era diventato veramente osceno. Sembrava quasi un mostro, un rudere, tutto ingrigito, infracidito e sfigurato con erbacce dappertutto, mezzo rotto, insomma roba da buttar via. Ma il vero dispiacere del muro era dovuto al fatto che nessuno gli era riconoscente per il lavoro che faceva eppure se ne stava lì sempre solo soletto all’entrata del villaggio senza che nessuno mai si fermasse a scambiare due parole.
Un giorno un gruppo di ragazzi del villaggio, con delle strane idee per la testa, decise di riportarlo in vita, di ringiovanirlo. Ecco allora che arrivarono i primi colori, le prime forme, le figure. Il muro si riempì di gioia, quasi sorrise e con lui tutti quelli che lo incrociavano con gli occhi: automobilisti, passanti, aeroplani in transito. Nacquero passeggiate da parte degli abitanti del villaggio appositamente per ammirarne il nuovo aspetto. Arrivò gente dai paesi vicini a verificare di persona quella splendida sequenza di colori e immagini. Allora i ragazzi del villaggio decisero che il muro, che nel frattempo era diventato un loro carissimo amico, doveva essere ri-animato ogni anno, in occasione di un festival, da loro organizzato, che richiamava tanta, ma proprio tanta gente da fuori. Iniziarono allora intensi lavori di sistemazione e consolidamento delle pareti. Si organizzarono come in una normale seduta di manicure operazioni di rimozione di erbacce e muschi, furono sistemate le fughe ed i canali dove si allinea l’acqua di scolo. Insomma venne fatto il possibile per rimetterlo a posto, in modo da renderlo più attrattivo e superare così anche le intemperie dell’inverno che ogni anno arrivava puntualmente con tanto di freddo, acqua e neve.
Dopo qualche anno però un vecchio del paese, stanco di vedere tutti quei colori ma soprattutto di vedere il muro gioire, denunciò alle Autorità locali e non solo, il crimine commesso nei confronti dell’ambiente. Si, perché secondo il vecchio quei colori inquinavano, arrecavano danno all’ambiente e alla salute della gente. Le Autorità, però, prese da problemi molto più seri, snobbarono le richieste avanzate dal vecchio ed il muro continuò a vivere giorni felici ed indimenticabili fatti sempre di nuovi incontri, conoscenze e momenti di festa.
E si andò avanti per altri anni ancora e con l’arrivo della nuova stagione furono eseguiti nuovi restyling, apportate nuove idee e nuovi colori. Venne persino rifatto l’intonaco, ridipinta e recuperata una ulteriore parte del muro in modo da allargare sempre di più l’area interessata dai colori e dalle immagini. E’ in quegli anni che il muro diventò icona del festival. Grandi e bambini, famiglie e scolaresche, persino il prete con i fedeli tutti lì a scattare foto e a fare video da inviare poi su “wallbook”, il social network dei muri, con i nuovi volti che il muro assumeva di anno in anno.
Considerata l’importanza sempre crescente che assumeva negli anni, il muro decise che era arrivato il tempo per un salto di qualità. Incominciò allora a studiare, a leggere e a guardarsi attorno, capisce che ci sono in giro per il mondo tante ingiustizie. D’accordo con i ragazzi del villaggio arrivarono i primi testi, pesanti come macigni, che parlano di ingiustizie, di bambini uccisi da bombe o schiacciati da carri armati in una terra lontana. Prendono a cuore quella causa e insieme decidono di riportare ogni anno un loro grido di rabbia rispetto a quella enorme ingiustizia.
E arriviamo ai giorni nostri. Dopo sette anni dall’ultima denuncia, ne arriva puntualmente una nuova. A disturbare le Autorità questa volta ci pensa un manipolo di pischelli sgangherati, brutti neri e invidiosi come degli scarafaggi. Non di inquinamento si parla, ma del divieto, violato secondo gli autori della denuncia, di imbrattare spazi pubblici anche con l’uso di strani simboli.
Il muro stanco ancora una volta di questo dilettantismo spicciolo e banale decide di cantargliele un po’:
“….poveri ragazzi miei come siete ridotti, nel vostro modo di fare si avverte tanta stanchezza unita a tanta tristezza e superficialità. Altro che giovani animati dalla febbre del fare. Ma pensate veramente che alla gente del villaggio importi qualcosa come un vecchio muro, ormai prossimo alla pensione? Non penso proprio. Di questi tempi la gente ha ben altro a cui pensare. Smettetela dunque di preoccuparvi di me e  pensate a qualcosa di più importante. Prendete esempio dagli altri ragazzi. Loro con così poco non solo mi hanno rimesso a posto ma mi hanno reso anche famoso. Loro si che hanno testa, ma non solo, hanno idee, coltivano rapporti, inseguono sogni. Dovreste veramente imparare qualcosa da loro e smetterla invece di giocare a fare i furbi e i cattivi. E’ un modo di fare questo che non porta a niente, appartiene al passato e poi ha prodotto già tanti, ma proprio tanti, danni soprattutto dalle nostre parti. Abbandonate insomma le stupide idee che vi siete messi in testa e tornate a giocare e a divertirvi come fanno i bambini, alla luce del sole, e vedrete che il futuro vi sorriderà...”
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Il 16 agosto u.s. viene presentata al Sindaco del Comune di S. Caterina Alb, ai Vigili Urbani e per cc anche ai Carabinieri e alla Provincia di CS, una richiesta, da parte del costituente gruppo “fratelli d’italia” della Valle dell’Esaro, in cui si denuncia l’”imbrattamento”, anche con strani simboli, del muro del bivio di Joggi. Accanto a ciò la richiesta di garanzie sul rispetto delle condizioni igienico sanitarie all’interno dell’edificio scolastico adibito a campeggio nei giorni del festival.
Ecco la storia del muro, sopra, è il solo modo che abbiamo ritenuto valido per rispondere ad un branco di imbecilli, lontani da noi culturalmente e politicamente, ai loro stupidi e osceni tatticismi messi su col l’intento di ostacolarci. Rassegnatevi siete solo dei poveri dilettanti allo sbaraglio, presuntuosi e anche un bel pò ignorantelli.
Ci teniamo infine a far presente che non risponderemo ad altre provocazioni in risposta a questa nostra precisazione.

Associazione culturale joggi avant folk [joggi 16.09.13]